domingo, 19 de mayo de 2013

CUENCA!!


Memorie di un viaggiatore qualsiasi…CUENCA!!
Svegliatomi all'alba (verso le 6, come al solito...), mi trovo ad aspettare la partenza del “busetto” ovvero, un pulmino da 9 posti, compreso l'autista, della "Elite Tours", che mi porterà (dietro suggerimenti vari) in tre ore (invece delle 4/5 ore delle linee bus ...), nella citta di Cuenca.   Siamo 6 passeggeri più l'autista, comodamente seduti nel mezzo abbastanza nuovo, che, lasciata la città di Loja, e la sua piccola valle, si muove agilmente affrontando le tante curve della strada a due corsie, per percorrere i 200 chilometri che ci separano da Cuenca.   Fatti pochi chilometri, scopriamo che non siamo dei comuni passeggeri... infatti, il conduttore del mezzo ci avverte che, in caso di un controllo della polizia..., se ci dovessero domandare che ci facciamo nel pulmino..., di rispondere che siamo turisti... (in poche parole, da passeggeri ci sentiamo...attori!), invitandoci a memorizzare il nome di una tale... (nome e cognome che io, rapidamente ho dimenticato...), che sarebbe la proprietaria di un'ipotetica agenzia di viaggi..., e che ci stà portando in visita turistica a Cuenca (la fantasia per aggirare ostacoli burocratici non ha confini...).    Nessuno tra i presenti si scompone più di tanto, forse perchè abituati ad utilizzare questa compagnia di trasporto semi/ufficiale, per cui, io, altrettanto, riprendo a girovagare con i miei pensieri e a guardare fuori lo spettacolo che si offre ai miei occhi.     Il paesaggio è delizioso, la natura verde e rigogliosa, a sprazzi nuvole passeggere nascondono il sole, ma sempre la visione dei monti e delle vallate, profonde, ed improvvise, continuano a distrarmi e a fissare nella mente, come tante fotografie, tanta bellezza andina.  Dai finestrini vediamo scorrere, nel sali e scendi della strada statale E35, nelle continue curve che il pulmino percorre velocemente, con poco traffico, deliziosi  paesetti montani che attraversiamo.   La necessità di rallentare nei centri abitati, mi permette di osservare come gli abitanti siano sempre affaccendati, nessuno che ozia per le strade e nessun vecchietto seduto fuori dell'uscio della casa, tutti vestiti con i classici abiti andini, le donne con le gonne plissettate, la camicia bianca bordata e l’immancabile cappello, e gli uomini, dai lineamenti del viso serrani (dei monti), e tutti dichiarando l'etinia "quechua"...     Le tre ore di viaggio passano rapidamente, senza nessuna fermata, e, poco a poco, il traffico e i paesi che incrociamo, aumentano, fino a inoltrarci nella grande vallata che ospita l'antica città di Cuenca (costruita sulle rovine di una città Inca, prese il nome, nel 1557, della città spagnola omonima), capitale della provincia di Azuay.      Nella distesa di questo grande centro urbano, si riconosce l'elegante siluette delle cupole azzurre dell'ottocentesca cattedrale, con i suoi colori delicati, che ci ricordano che Cuenca è città dichiarata “Patrimonio Culturale dell'Umanità", dall’Unesco.    Il pulmino poco a poco và scaricando i passeggeri ai vari semafori (e, l'autista...sempre controllando che nessun poliziotto voglia fare un controllo di servizio...), fino a fermarsi definitivamente di fronte a una specie di, ufficio dell'Elite Tours, in un quartiere un pò periferico, e che mi costringe a prendere un taxi (prezzo fisso, prendere o lasciare, 3 dollari) per proseguire fino al centro della città.            A Cuenca, il costo per viaggio in taxi è secondo la valutazione del conduttore, ma, nel futuro prossimo (cosi mi racconta l'autista), arriveranno obbligatoriamente e, finalmente, i tassametri (dal momento che la citta` lavora molto col turismo, forse hanno avuto troppe lamentele...).     Arrivato nella piazza della cattedrale (correzione, delle cattedrali...), decido di premiare le lunghe ore di viaggio con una meritata colazione in uno dei vari caffè, sotto i portici.   Il centro storico di Cuenca è grande e ben conservato (sopratutto rispetto a Loja), la struttura della citta` antica si è mantenuta sommariamente bene, belle case con deliziosi pati interiori, che riescono a sorprendere continuamente, ed anche qui, case con, non più, di uno o due piani.    La cattedrale (detta, nuova, di fine '800, per un errore di calcolo, costruirono 2 cupole in meno...) è dirimpettaia alla vecchia che stà giusto dall'altra parte della piazza (costruita nel 1567, è deliziosa,  piccola, oggi un museo, in parte costruita in legno, decorata con tanti colori e con tante statue, tutte in legno, che meritano una visita).     Le due chiese, come dicevo, stanno nella piazza principale della città, però altre chiese e chiesette meritano d'essere visitate, godendo di una piacevole passeggiata tra le strade del centro, e scoprire altre piazze, ed altri edifici, ognuno con le sue particolarità, o tra i vari mercatini che propongono le gettonate produzioni in lana, tutte prodotte tassativamente in Ecuador.    La città è bagnata dal fiume Tomebamba, dove si affacciano le famose case “colganti”, che, con i  loro balconi in legno, ricordano ancora una volta il passato spagnolo di questa urbe centroamericana...(a me, Cuenca, ricorda la citta`di Belgrado, vai tu a capire perchè...).     E da non perdere, la visita ai negozi / laboratori che producono e vendono (ma sembra che la produzione vera e propria venga eseguita nella vicina provincia di Manabì), il famoso "cappello di Panamà" (fatto di fibre di palma nana).   Da tempo, questo copricapo, conosciuto in tutto il mondo, ha risvegliato nell'Amministrazione locale il desiderio di riscattare e recuperare la fama di capitale del cappello “Panamá”.    La storia racconta che, il nome dato a questo copricapo, è perchè giusto nella capitale dell'omonimo stato, lo si commercializzava, e da li si diffuse erroneamente l'dea che nella stessa Panamà, lo si producesse.   In questi negozi trovi cappelli di tutti i prezzi, per tutte le tasche e per tutte le teste..., partendo da pochi dollari per arrivare a cifre elevate a seconda della qualità e della lavorazione.      Ma si e fatto tardi, la luce del sole mi avverte che fra poco le attività della città, lentamente termineranno, per cui, acchiappo al volo (nel vero senso della parola) un autobus di linea urbano diretto al “terminal terrestre dei bus”.    Arrivato alla stazione, cerco lo sportello per fare il biglietto per Quito, e qui, curiosamente, come in un bazaar, tanti individui propongono, gridando, come in un vero e proprio mercato, l'acquisto di biglietti per le differenti destinazioni, ma fra tutte, la più "gettonata" è la corsa per Quito...     E dopo avere passeggiato tra le varie biglietterie che espongono gli orari, decido che, per percorrere le 9 ore che mi separano dalla capitale, viaggerò con la cooperativa “Ibabura” (consigliatami nel frattempo, da una addetta al servizio turistico nell'ufficio della stazione), e che partirà alle 21 (per arrivare all’alba...).    Nell’attesa, approfitto per curiosare tra i negozietti, e mi fermo davanti a un chioschetto che gestisce una simpatica signora (vendita di... patatine, banane fritte, acqua, bibite, dolci...), e che mi racconta la sua storia.   Felice nonna, però ancora giovane,  annoiata di starsene a casa, decise di comprare il chioschetto (che la costringe a stare quasi 12 ore ogni giorno), ma che l'aiuta, sia ad arrotondare la pensione, che a conoscere tanta gente di passaggio, ed io, ovviamente, attirato dalle tante proposte esposte, mi decido ad acquistare delle marmellate di guayaba, tanto per appesantire il mio zainetto...     Salutata la simpatica venditrice, mi fermo a consumare un pasto per continuare ad ingannare il tempo (ma si, anche per riempire la pancia...), e decido quindi per un “pollo con broster y menestra” (praticamente, pollo, riso e fagioli), e l'immancabile “aji" per insaporire di più, il tutto...    Nella stazione intanto, i negozietti e i ristorantini, chiudono i battenti, le anime che la vivono, poco a poco l’abbandonano, e finalmente, alle 20,30, arriva il mio autobus, dandomi, per l’ennesima volta, la sensazione che non sempre quello che ti raccontano è l’assoluta verità...infatti il bus, con tanti anni di servizio e acciacchi dichiarati, non è quello che si direbbe, il massimo della comodità..., e che il viaggio che era annunciato “senza fermate intermedie”, si presenta immediatamente come la classica “tradotta” di antiche memorie...                            Ma non fà niente, con in mente il desiderio di vivere una nuova avventura, mi sistemo nella poltrona assegnatami, mentre il bus inizia a farsi strada nel traffico già molto più rado, e cercando comunque di dormire.   E nella notte, tra una fermata e l’altra..., la necessità di andare al bagno mi spinge a chiedere all’autista la chiave del piccolo bagno del bus.   E, tra il sonno e l’incredulità di quello che mi diceva...(praticamente, o non aveva voglia di darmi la chiave, o non funzionava il...cesso) , scalzo, senza le scarpe...sceso dal mezzo, tra pozzanghere di...acqua?... mi sbrigai a soddisfare la mia necessità direttamente sul marciapiede! (l'autista mi disse..,. in strada, non cè polizia...fallo pure fuori del bus), e in tutta fretta (non sia mai che ripartano lasciandomi sul marciapiede...), rientrai a sedermi (accanto a me viaggiava un prete che, svegliandosi, mi chiese per il bagno, alla mia risposta, bisogna scendere e farla per strada...decise che era meglio tenersela...).      Alle 5,30, con una mezz’ora di anticipo, il bus della compagnia Ibabura arriva al centro di Quito, tra un'umanità assonnata, chi in arrivo e chi in partenza, e tutta raccolta dentro e fuori la piccola stazione.    Ed io, che non ho nessuna intenzione da farmi rapinare dal taxista nottambulo..., aspetto che il sole aiuti gli esseri umani a ripopolare, come un set cinematografico, la città, e, approfittando di una venditrice, che per 1 dollaro mi serve, in un bicchiere di plastica, un caffè caldo (zuccheratissimo!!!), accompagnata dal marito, mezzo ubriaco, con il compito di incassare la vendita del caffè...   E, come per magia, mano a mano che il sole inizia ad illuminare le strade,  poco a poco appaiono gli abitanti di Quito, che mi incoraggiano a percorrere con tranquillitá le strade che prima erano al buio e deserte, fino a raggiungere il bus urbano che, come sua abitudine..., arriva spargendo per le strade il suo carico di inquinamento, ed io, felice per sentirmi "uno del luogo", salgo sul mezzo, pagando i miei 25 centavos,  diretto al mio rifugio, alla casa di Rita Minoli.                                                                                                                                                                            Napaykuy...venditrice di caffè superzuccherato...napaykuy...marito borracho!!!





















sábado, 4 de mayo de 2013

LOJA


 Alle 5,25, con un’ampia mezz'ora di anticipo, sulle 11 previste di viaggio...(in Ecuador, mai ti dicono l’ora di arrivo...lo devi calcolare tu...) il bus della Cooperativa Lojana parcheggia accanto ad uno dei marciapiedi del vecchio “terminal terrestre” (la stazione dei bus) di Loja, mentre la luce del sole timidamente inizia a farsi strada tra le nubi che coprono la città..., nell’aria mattutina, tutto sommato, tiepida.   La stazione, illuminata dai fasci dei fari degli autobus che arrivano continuamente e dalle poche luci fioche posizionate qui e lá, è animata da un'umanità mista, passeggeri e non, in attesa degli autobus che arrivano da tutta la provincia, la maggior parte di questa umanità per lo più assonnata..., ed io, per recuperarmi, e per svegliarmi dalle lunghe ore di viaggio, decido che, una colazione sarà il miglior benvenuto ed il miglior buongiorno!   La caffetteria dove consumerò la colazione è bene illuminata, in netto contrasto con la luce del resto della stazione, con, all'interno, tra i vari clienti, due giovani ragazzi statunitensi (studenti dell'universitá o viaggiatori qualsiasi...?) intenti a giocare a carte, cercando di ingannare il tempo...    Letto il menù, mi decido ordinando un “desayuno continental”, composto da, uova, caffè, succo di frutta e sandwich con formaggio, e nell'attesa d'essere servito, da un grande finestrone osservo la città che lentamente si sveglia, i taxi e gli autobus urbani che vanno e vengono, caricando o scaricando passeggeri, percependo la sensazione di stare in una città piccola e accogliente.    Loja (circa 200.000 abitanti) è situata nel mezzo di una vallata, a 2.450 metri di altezza (s.l.d.m.), relegando la grandezza dei monti circostanti al ruolo di "colline",verdi, lussureggianti, con le case sparse qui e lá, che vanno aggrappandosi ai bordi della piccola valle.    Due fiumi (il Zamora e il Malacatos) la percorrono per poi congiungersi, giusto alle porte della città vecchia, con case che non raggiungono i 2 o i 3 piani d’altezza.  Tanti gli edifici che, nel tempo, hanno occupato gli spazi lasciati dai ricordi delle belle palazzine della vecchia Loja, raccontando al turista di passaggio, oggi, una storia confusa, e dichiarando la poca attenzione che si dedichi ad una città, desiderosa di vendersi al turista che, sempre più, decide di visitare l'Ecuador.   La città si visita in poco tempo, senza fretta, in poche ore hai il quadro complessivo della situazione, e la sensazione di trovarsi in un grande paese, di non trovarsi in Ecuador.   L’impressione è quella di trovarsi in una città dell’Europa dell’est prima della caduta del “Muro”, semplicità mista a povertá, con la differenza, tra vecchi camion o moto smarmittate, delle moderne automobili che percorrono le strade in lungo e in largo.  Nelle piazzette, tra fontane e alberi rigogliosi, gruppi di giovani studenti, in attesa di entrare in aula, consumano la colazione, mano a mano che la cittá si và animando, con l’apertura dei negozi e degli uffici, o i vari locali che mi suggeriscono una nuova fermata per un’altra colazione.   Il luogo dove decido di consumare, è una semplice stanza con tavolini e sedie, un piccolo bancone e una cucina nel retro, tutto molto umile, senza nemmeno avere l’intenzione di dare un aspetto professionale, il cameriere/proprietario mi propone il “desayuno continental” (mi rendo conto che a Loja é il menù più diffuso...) per il modico prezzo di 2,5 Dollari, ovviamente io accetto (piú o meno è una replica di quello che ho consumato nella stazione), guardandomi intorno, e osservando gli altri clienti, tutti con nel viso, la stessa tranquillità che ho riscontrato nelle persone che ho incrociato finora per strada....    Non deluso dall’intermezzo culinario, mi rimetto a fare il turista, intuendo comunque che (nonostante il foglietto pubblicitario ritirato nella stazione dei bus, segnala la presenza di edifici importanti da visitare...) ben poche cose potranno attirare la mia attenzione...    La cattedrale, se non fosse perchè segnalata nella cartina turistica, passerebbe inosservata come una chiesa senza tante pretese (é nella piazza dove ha sede il Comune), o la Porta della città (ricostruita con un certo”gusto particolare", che è anche sede di esposizioni temporanee...), o come, la "torre dell'orologio", una specie di missile a forma quadrata, simbolo della città.   Tanti però i giardini fioriti che giocano nascondendo molto spesso i fiumi che, placidamente scorrono, accompagnandomi a scoprire altre piazzette che propongono curiosi edifici da fotografare.   E, tra una sosta e l’altra, arriva l’ora del pranzo.   La proposta più gettonata che viene offerta per le strade del centro, è il pollo (nelle zone intorno alla città sono molte le fattorie con produzioni aviarie), che propongono cucinato in tante maniere e con tanti tipi di accompagnamenti.   Attirato però dalla pubblicità del depliant turistico, decido che tenterò di mangiare per la seconda volta in vita mia il “cuy” (il porcellino d’india, famoso nel Perù e nonché nell’Ecuador del sud).   Ed anche qui, scopro che esiste tutto un quartiere dove tanti sono i ristoranti che cucinano questo animaletto, e tutti fuori "porta".     Il quartiere, regno del "cuy", è per mia sorpresa  il vero passato architettonico di Loja, deliziosi palazzetti con strutture in legno (cultura della Spagna del 1600), con portici, il tutto concentrato attorno ad una piazzetta, "San Juan del Valle", e con contorno di bambini che giocano allegri, animando il luogo.   Tanti i ristoranti e trattorie (molti, nuovi, di buona qualità) che propongono il cuy, ma, giusto nella piazzetta, un ristorante che propone un arredamento antico, attira la mia attenzione.   Al momento di decidere cosa mangiare, e ricordandomi ancora una volta la siluette del cuy, un roditore, che sembra un grosso...topo..., è più forte di me, non riesco proprio a replicare...   Cambio il programma e decido, per una gallina cuyada..., cotta alla brace, alla stessa maniera cioè che usano per cuocere il porcellino d’india...    L'accompagnamento del piatto che mi servono è a base di mais e riso, punti fondamentali della cucina ecuatoriana.   Il mais lo trovi preparato in tutte le maniere, cucinato nell’acqua (che diventa enorme!) lo chiamano "choclo", ridotto a farina, si usa come pane, o nelle classiche pannocchie cotte e untate di burro, o, al "pop corn" (in Spagna, "palomitas", in Ecuador "canguil").   Nel mio caso, una buona razione di riso e di choclo, insieme all'immancabile salsa che trovi su tutti i tavoli ecuatoriani, l'aji, piccante al punto giusto (2 tipi di cipolle, tamarillo, 3 tipi di peperoncino, aglio, olio, sale, aceto, limone, prezzemolo e coriandolo), accompagnamento che si usa costantemente per "rinforzare i sapori".   Terminato il pasto, mi dedico a una piacevole passeggiata accompagnato dalla tranquillità che si vive in questa città, e dal fiume Zamora che, mi suggeriscono una siesta nel vicino parco, dove, tra alberi di tante specie, e una piacevole frescura, mi distendo nel prato, godendomi un meritato riposo.     Ed il sole, che mi ha accompagnato dal mio arrivo, lentamente mi avverte che le sue 12 ore di vita stanno terminando, suggerendomi quindi, di trovare un hostal per passare la notte.    Ritornato quindi nel centro della città, trovo facilmente un alberghetto che, per pochi dollari mi accoglie, offrendomi un comodo letto, che, finalmente, mi aiuta a chiudere in bellezza questa mia visita “turistica”, della piccola e tranquilla Loja... al sud dell'Ecuador...                                                                                                                                Napayky...cuy!                                                                                                                                    









                                                                                                                                                                                                                  

sábado, 27 de abril de 2013

Viaggio a... LOJA


Memorie di un viaggiatore qualsiasi… viaggio a... LOJA
Al sud dell’Ecuador...l’ultima città, capoluogo di provincia che si incontra (lungo la Nazionale E35), a 185 Km dal confine con il Perú e 780 Km da Quito, è Loja.    Fondata nel 1546. la cittá é conosciuta per l'antica università che raccoglie ogni anno tanti giovani, e, sopratutto,  quale "Capitale della musica dell'Ecuador" (autori come, Cristobal Ojeda Davila e Marcos Ochoa Muñoz nacquero qui...).    Da sempre mi stimolava l’idea di conoscere il sud di questo paese e visitare questa città, e da giorni, deciso quindi a compiere la visita, mi stavo organizzando per come raggiungerla.   In Ecuador ci sono tre differenti modi per viaggiare, scartando il treno, che, al momento attuale viene programmato solamente in brevi tratte e per scopi turistici (l'antica rete ferroviaria, come nella maggior parte dell'america del sud, o non funziona, o non esiste più), la prima è la macchina, la seconda l’aereo, e la terza, l’autobus.    La prima possibilitá, essendo io da solo, era quella di noleggiare un’auto (qui i costi di noleggio sono alti...) e non avendo amici con auto a disposizione, la scartai.   La seconda opzione, l’aereo; da giorni tenevo sotto controllo i voli che la compagnia aerea Tame, quella cioè che ha più collegamenti con la cittá  (una linea aerea euatoriana), proponeva, con prezzi interessanti (70 Dollari A/R, per 1 ora di volo), però, con il problema che non avrei potuto fare via internet il biglietto, perchè la compagnia accetta solamente le carte di credito ecuatoriane...              Il giorno che mi sono deciso a fare il biglietto (nella sede della Tame), una volta passato il controllo di sicurezza di routine (importante, mai portare appresso il passaporto, è sufficiente avere con se´la fotocopia dello stesso, nessun problema, è dato per scontato avere con sé la fotocopia e non l’originale, questo per sicurezza... anti furto...), ho aspettato il mio turno e finalmente, mi sono avvicinato all’addetta alle vendite che, con fare abbastanza scortese, mi ha informato che, si, potevano farmi il biglietto con la mia carta di credito, chiarendomi poi che stanno “studiando”... la possibilitá di ammettere on-line, le carte di credito delle altre nazioni...(meglio tardi che mai!).    Chiesto il prezzo del volo, scopro che il costo in agenzia è addirittura il doppio, e, a domanda, mi rispose che solamente via internet si poteva approfittare delle offerte scontate! (come dire, o hai un amico con carta di credito ecuatoriana o..paghi il doppio).   A questo punto ho optato per la terza possibilità, il bus,  recandomi nella vicina stazione della “Cooperativa de Transportes Loja”, situata, come del resto tutte le altre compagnie di bus che collegano l’Ecuador, nella zona centro/nord della capitale.    La stazione/uffici, è un edificio a un piano, piccolo, con un parcheggio al momento vuoto, ingombro di cartoni, buste, bustoni e pacchi vari, in attesa di essere caricati  nei bus, controllati a vista da rilassati agenti del servizio di sicurezza.   Messomi in coda, quando è arrivato il mio turno, ho chiesto gli orari delle partenze (su internet, la cooperativa segnala orari e ipotetici costi, da non fidarsi...), la ragazza allo sportello vendite, cortesemente mi fece notare che tutte le corse dei bus avvengono in nottata e che per soli 20 Dollari e in sole 11 ore di viaggio...sarei arrivato a Loja!    A che ora volevo partire, alle 7, alle 8, alle 9...(di sera), e qui, per decidere l’ora di partenza, devi tenere in conto  che il sole tramonta alle 18 e si alza alle 6, per cui...bene per la corsa delle 19 (calcolato, arrivare alle 6, quando fá luce...per la sicurezza...).   Fatto quindi il biglietto domandai, avete gli orari da Loja per Quito...la risposta fù, lo deve chiedere all'ufficio di Loja!, al che, preso dallo sconforto chiesi a voce alta...qualcuno di voi è mai riuscito a rientrare da Loja e mi sà dire a che ora è partito???...    Bene, organizzatomi con un mini zaino (per comodità, meglio portarsi il minimo indispensabile), mi sono diretto il giorno dopo, panino nella saccoccia e bottiglia con l'acqua, alla stazione per prendere il mio bus.   Alle 18,45 una voce al megafono chiama i viaggiatori che, ordinatamente saliamo nel mezzo, non prima di ricevere un omaggio, quale, 1 pacchetto di patatine, o, banane fritte, e una bibita, o acqua.   Dopo una specie di formale "controllo di sicurezza" da parte di un assonnato addetto, salgo sull'autobus, un mezzo nuovo, che offre già una buona impressione, confermata poi all’interno del moderno mezzo, ben insonorizzato e comode poltrone con in dotazione un supporto per appoggiare le gambe, una volta reclinato aiuta la posizione del corpo a distendersi creando una specie di lettino corto.   Accanto a me, una signora lojana mi saluta allegramente scambiandomi per uno della sua citta`(per l’accento!...), caspita, dico io, come mi stó introducendo nella società ecuatoriana..., tra le varie chiecchiere mi racconta che vive a Quito, ma che ritorna a Loja ogni tanto perché stà costruendo li la casa per la sua vecchiaia.    Alle 19 esatte il bus parte, muovendosi velocemente nel traffico della capitale e dirigendosi a sud, inserendosi in autostrade che, poco a poco, abbandonano il centro abitato, facendomi vedere una città che vá chiudendosi in casa, come un unico e definitivo “toque de queda” (copri fuoco...), una città (come del resto tutto l'Ecuador) che vive in funzione della grande luce, il sole, che scandisce il ritmo di questo paese...     E`l'inizio di una notte di 12 ore..., le luci delle auto, dei camion e dei tantissimi autobus (che circolano di notte per travasare i tanti viaggiatori da tutti i paesi e le città ecuatoriane) che, incrociamo, mi offrono brevi momenti per curiosare e cercare di capire le immagini che scorrono veloci all'esterno, che peró risultano piatte e in bianco e nero...                                             Ed il sonno, che nel frattempo aveva zittito la mia compagna di viaggio, si presenta anche a me, suggerendomi di chiudere gli occhi per annullare il tempo..., affidandomi totalmente al buon conduttore che, separato da noi viaggiatori da una parete, ascoltando le immancabili sambe e reggaeton per tenersi sveglio...., si incaricherà di portarci a destinazione...                                                                                                                                                                                                         Napaykuy ... viaggiatori della notte...



lunes, 22 de abril de 2013

Fine dell'Incontro dei Maestri del Teatro di Quito

Fine dell'Incontro dei Maestri del Teatro di Quito
Detto cosí sembrerebbe un finale infelice, però, no, e tutto a suo tempo.  Per la settimana dell’Incontro Internazionale dei Maestri di Teatro,che si celebra ogni 2 anni nella capitale ecuatoriana, e nel cui festival oramai sono di casa, mi ero trasferito con il mio bagaglio, da casa di Rita Minoli (la..., mitica casa che consiglio di conoscere...) all’Hotel Embassy (**** stelle!)  nel centrale e turistico quartiere detto “La Mariscal”.   Tra alti e bassi (le difficoltà economiche per l’organizzazione quest’anno si sono fatte sentire, io ho condiviso stanza con un caro amico messicano, il maestro Ruben Herrera), tra pranzi striminziti e cene a volte tristi...(ma non ci ha, mai, abbandonato, l’allegria di condividere un bel Festival!), e con, a volte, contributo esterno come l’acquisto del pane...domenica 7 Aprile ho lasciato, come tutti i gruppi partecipanti,  l’hotel.   E, dato che, a casa di Rita non c’erano stanze disponibili, ho cercato e trovato un alberghetto giusto a 50 mt dal **** stelle..., l’hostal ...”El vagabundo” (credo esattamente adatto al mio personaggio!!).    Per 15 dollari a notte (circa 12 Euro), offerta di una stanza con bagno, televisore e wifi, ovviamente senza riscaldamento e aria condizionata (a Quito non esiste da nessuna parte, ricordate, di notte freddino, dalle 3 alle 5, di giorno, caldo, dalle 12 alle 14).   Abbandonato un hotel dove, qualsiasi passo faccia ti ritrovi con un cameriere o un addetto alla manutenzione...l’hostal si presentava come un luogo strano, con due individui alla recepcion che, con fatica mi hanno detto il prezzo della stanza (quasi con timidezza, non ci credevamo nemmeno loro che fossi un cliente deciso ad utilizzare l’intallazione), sforzandosi anche ad accennare un sorriso di circostanza (per la verità, pensavo all’inizio fosse un, non albergo...).   La stanza alla fine non è poi male (e comunque lo consiglio, economicissimo!), e, con le mie uscite e rientrate, ho scoperto una genitilezza assoluta (ho potuto cucinarmi la notte, stanco dei ristoranti, due uova strapazzate) e un’attenzione inaspettata, la mattina puoi fare colazione (con 2,5 dollari) e pranzare con un menù altrettanto economico...   
Napaykuy...hostal “El vagabundo”...per tutti i vagabondi del mondo...


sábado, 20 de abril de 2013

Turismo di TONSUPA


Memorie di un viaggiatore qualsiasi..., Turismo di TONSUPA
Le spegazioni che mi hanno dato per prendere il bus (costo, 25 centavos) che fà servizio collegando Washu 1, i palazzi e gli hotel lungo la spiaggia, con Tonsupa, e la cittadina di Atacames, fanno sì che, verso le 10,30 del mattino, mi ritrovo ad aspettare il mezzo insieme ad altre quattro persone (alla mia domanda, a Isidro, il custode di Washu 1, che orario fanno i bus, la risposta é stata, ”a orita”, che in linguaggio locale è, adesso, dopo, più tardi...non sò...).           Ed eccolo arrivare, il piccolo bus che ha vissuto tante battaglie ma che è sempre forte e scattante!!!   La scritta che troneggia sul muso é, “Gesus del Gran Poder”, in onore ad una delle figure più importanti della Semana Santa..., é la Protezione, se manca il gasolio..., o se si blocca per un guasto..., o...     Il mezzo si ferma finalmente, permettendoci di entrare ed osservare gli interni, che dimostrano assolutamente tutti gli anni vissuti (e di più...)., ma non ci si deve fare caso, l’importante è che funzioni e che mi porti a destinazione!    E dopo le ennesime mille buche moltiplicate all’infinito...arriviamo alla nuova Tonsupa (sulla strada provinciale), mentre il borgo originario, di pescatori, è a un chilometro, piú in là, attaccato al mare.   Due strade principali, parallele, perpendicolari alla strada provinciale, collegano il borgo alla nuova Tonsupa, strade su cui si affacciano gli esponenti del turismo primordiale del luogo.   Basandosi sull’abitudine antica che, dove cè la strada ci sono i guadagni... gli albergatori degli anni 60’, costruirono quindi lungo le due strade, non capendo invece, che, moda diffusa in tutto il mondo, il cliente desidera l’albergo...vista al mare.   Cosi, le due strade parallele, sono una sfilata di alberghetti, hostales, pensioni...il tutto a modici prezzi, tutti con piscine grandi e piccole, però tutti, vuoti..., e quasi tutti bisognosi di riparazioni e di restauri.     Alla fine delle due vie, come dicevo, si arriva all’oceano Pacifico, e lì, in un breve tratto di strada fronte mare, convivono tutti i possibili bar, ristoranti, punti ristoro..., che, con fare svogliato e sonnolento, propongono i classici piatti ecuatoriani, a base sopratutto di pesce.    Io che, ovviamente, mi ero spinto fin li per conoscere il borgo, e nonostante il solletico allo stomaco per tutte le tentazioni reali...,  ed essendo troppo presto per pranzare, ritorno sui miei passi, cioè, verso la strada provinciale dove si attestano i vari, ferramenta, negozi di tutto e di più, ed internet!    Il locale dove passerò un’ora “navigando”, è allegro, anche troppo, infatti, da una parte suonano a tutto vapore “baciate”, “sambe” e altri ritmi caraibici, dall’altro, come fosse una battaglia, da un televisore a tutto volume, mi martellano le voci degli attori di un’ennesima “telenovela”, lacrime assicurate e amanti traditi e traditori...non ho scelta, la postazione internet è giusto a metà dei fuochi, navigando per la rete, passo dal ritmo che mi impone la radio, alle minacce di un personaggio che vuole fare fuori un altro personaggio...          Finalmente, dopo avere concluso la navigazione, vado a pagare e provo a dare una leggera battuta (sul tema del perchè tutto stò casino) alla ragazza di servizio, solamente allora capisco che la consuetudine di far bordello, è l’ovvietà, il “richiamo”, per il negozio, cosi, con un leggero sorriso da ebete, saluto e me ne vado...     Un profumo di polli arrosto attira la mia attenzione, non ho ancora fame, però, dovrò prima o poi mangiare...quindi...vabbè, mezzo pollo arrosto, quanto?  6 dolares!   Caspita, mi dico, non è tanto economico, però, che ci vogliamo fare, ok per il mezzo pollo!   Il tizio taglia a metà il volatile (differente dai nostri...), ben cotto...e fà per metterlo direttamente in una busta di plastica, ed io, con la solita mania tutta europea...gli chiedo, non avrebbe un altro recipiente...?   A domanda sciocca risposta ovvia, ma no! È nella busta che deve essere messo il pollo...insieme al resto!  Al resto??, e mi fà vedere che, per 6 dollari, la merce non era tutta li, l’accompagnamento di una bella bolla di riso caldo caldo e verdure lesse, lesse... avrebbero aiutato il pollastro a sistemarsi meglio busta con buste...!                                                                                                                                                                    Napaykuy...amico rosticcere!!! Napaykuy!!









viernes, 19 de abril de 2013

.LA CASA DI GINO (a Tonsupa)



Memorie di un viaggiatore qualsiasi...
LA CASA DI GINO (a Tonsupa)
Ebbene si, sono sveglio dalle 4 di mattina (ieri sera alle 20, a letto!, ero stremato dal viaggio), e, dopo un buon sonno ristoratore, fatta colazione, alle 6,30, con un calore che preannuncia un giorno chiuso e nuvoloso, mi sono trasferito dall’appartamento alla piscina, per continuare a scrivere, sperando almeno che i raggi del sole, nonostante un cielo coperto dalle nuvole, riescano ad abbronzarmi... (speriamo!).   La spiaggia è solamente a poche decine di metri dal complesso di appartamenti (un nuovo Hotel, costruito sulla battigia...copre la visuale del mare, ma non importa! in caso di tzunami...almeno ho una barriera!!), sento il suono delle onde che, a ripetizione, e continuamente, si scaricano e ritornano a formare quella massa dal nome...oceano... Pacifico!, con colori verde biancastro (stesso colore che ho visto a Lima, lo stesso colore del mare ad Ostia...).     L’aria calda è carica d’umidità (solamente verso le 4 di mattina ho sentito la necessità di coprirmi con il lenzuolo), fuori del recinto, operai mattinieri tagliano chissà cosa, con il contributo canoro di uccelli ecuatoriali che si raccontano le loro avventure, le loro storie, e i loro amori.   Non è periodo turistico per gli ecuatoriani, fra qualche mese, alla chiusura delle scuole, tutta la costa si riempirà degli abitanti “andini” che scenderanno in massa, dai monti, a riempire alberghi, case e sistemazioni private varie, e i costegni, per offrire  maggiori servizi, poco a poco si vanno organizzando con nuovi servizi taxi e bus per la comodità dei turisti.   Ieri pomeriggio, una volta arrivato a Tonsupa, sceso dal bus, ho fermato un moto/taxi (secondo le indicazioni che mi avevano dato, per 1 dollaro mi avrebbe portato a destinazione), naturalmente carrozzeria totalmente “fai da te”, e che per 2 dollari !!! (non è sceso di 1 centesimo...) mi ha portato all’appartamento di Gino, dove sono ora, buca dopo buca, saltando qua e là, acchiappando la valigia e la giacchetta che minacciavano continuamente di voler scendere senza il mio permesso...   Il custode del complesso “Wuashu 1”, Isidro, un atipico ecuatoriano, piccolino, dall’aspetto europeo/però, no, insieme a sua moglie, cura con dettagli il suo lavoro, ed alle 7, si sono messi a pulire la piscina (qui non si scherza...gli occhi vedono e riferiscono...), nonostante io sia l’unico essere umano ad abitare il complesso di case.   E`questo un condominio di 19  appartamenti, ampi e con tutti i comfort, con una piscina grande al centro, con fiume di lato, e alberi di banano tutto intorno (qui la vegetazione cresce senza nessun permesso...), il tutto ben curato e tenuto in ordine dall’efficiente custode.   All’arrivo, sotto indicazioni datemi da Rita, chiesi ad Isidro se avrebbe cucinato per me, la risposta fù che già non è la stagione (si riferisce al fatto che, evidentemente, quando sono giorni di festa e le case si riempiono, cucinando per tante persone, offrendo piatti di pesce fresco e riso in bianco, con contori vari,  riescono a far quadrare meglio il bilancio familiare), e qui, che è sempre estate... suona strano per noi della parte freddo o caldo..,.ma và bene cosi, ho deciso che, dopo un’altra colazione, andrò a visitare, fare acquisti e revisare la posta mail, nella vicina Tonsupa.                                                                                                                                               Napaykuy...Gino Minoli!! Gracias!!






viernes, 12 de abril de 2013

VIAGGIO A ESMERALDA, ¡Holé!



Memorie di un viaggiatore qualsiasi…VIAGGIO A ESMERALDA, ¡Holé!
E`stata pura casualitá (ma no, non credo alle casualitá...), l’altro giorno, prendendo un caffè a casa di Rita Minoli, nella Rusia con Eloy Alfaro, a Quito, e parlando del programma che avevo in mente di realizzare, per le restanti 2 settimane ecuatoriane, le parlai dell’intenzione di andare a passare qualche giorno al mare (oceano Pacifico), ed esattamente, ad Esmeralda, a nord, luogo turistico in grande sviluppo.   Con mia sorpresa, Rita mi parló della possibilità di alloggiarmi nella casa di suo fratello, Gino, casa delle vacanze che ha giusto li, dai tempi in cui allora non esisteva il concetto di “sviluppo turistico”..., in quella zona che oggi prende il nome di Tonsupa, nel distretto della città di Atacames.   Comprato quindi il biglietto per il bus della “TRANSESMERALDA” (non facciamo giochi di parole...è una Compagnia di trasporti...seria!...), alle 8,30 del mattino, siamo partiti in perfetto orario (due persone, arrivate giusto a quell’ora, bloccando il conduttore chiesero se poteva aspettare per partire nello stesso bus, la risposta: “pregunte a la señorita en la oficina”; traduzione: domandi alla signorina nell’ufficio, io me ne vado...), cosi, senza i due ultimi arrivati, il bus arancione si muove agilmente nel traffico mattutino, dimostrando però i tanti anni di servizio nel momento di affrontare le ripide strade della capitale, e, sotto un cielo azzurro, con poche nuvole minaccianti, abbandoniamo la città verso nord/ovest, attraverando la linea immaginaria dell’ecuatore, immergendoci nella foltissima vegetazione sub-tropicale, in direzione di Mindo...   Le ore di viaggio? tipico di certe culture latine americane..., quando chiedi, mai nessuno ti dà una risposta chiara, non sai esattamente quante ore ti separano dal luogo d’arrivo, possono essere 6,  7, 8..., ore di viaggio, nessuno lo dice con precisione, nonostante che, per esempio, i 2 autisti che si daranno il cambio  nel viaggio, conoscano esattamente il percorso e i tempi.   Curve e contro curve, il bus continua a scendere dai 2.800 metri di Quito, e fermandosi ogni tanto a far salire venditori ambulanti ai differenti piccoli paesetti che attraversiamo, insegnandoci un’umanità a cui già non siamo abituati, dai tanti rivenditori di tutto e di più, ai ristorantini casalinghi, al poliziotto che dirige un traffico immaginario, ed ai bambini, continuamente presenti che, con un’immaginazione antica, giocano e si divertono tra di loro, senza nulla, magari con un bastone, con una cosa che assomiglia ad una palla, costruiscono storie tutte loro, dando continuamente, a me, passeggero europeo, l’immagine di una vita, povera, ma ricca comunque di un’umanitá dei tempi perduti...ma reali.    I venditori ambulanti, come dicevo, offrono, dal pane di yucca appena fritto, alle bustine, in offerta, 5x2 dollari, con noccioline caramellate, dall’acqua agli occhiali ultima moda (ma, assolutamente, anti raggi UVA, per non danneggiare gli occhi, a soli 10 Dollari!), salgono sul bus, in un paesetto, e scendono nell’altro, aiutati amichevolmente dall’assistente di bordo o dall’autista che, spesso e volentieri, vengono omaggiati da uno dei prodotti...per soli 25 centavos di Dollaro, cercano dall’alba al tramonto di guadagnarsi da vivere, e i viaggiatori premiano volentieri, o per necessità,  comprando la mercanzia proposta.   A metà percorso (verso le 12), il bus fà sosta in un punto ristoro, l’aspetto è quello come tutti i locali inventati, una costruzione che, poco a poco, si è ingrandita, pezzo per pezzo, un bagno tira l’altro..., grazie ai guadagni del lavoro che la compagnia Transesmeralda apporta, con tutti i viaggiatori che lì, sostano.  Ha appena finito di piovere e, sotto un caldo umido, una giovane spigliata (non manca di chiamarti “amorcito”), dirige e gestisce un banco di prodotti cucinati, con tanti fornelli accesi, riscaldando continuamente la merce, invitandoti a fare la tua scelta per un pasto veloce, quanto economico.  Dalle banane fritte alle “patacones”, tipo di patate lesse e poi fritte (per






il piacere del fegato...), al “chancho” il maiale omni-presente nella cucina di qui, stra-cotto, ma in procinto di essere mangiato ugualmente..., all’immancabile mais, proposto in tutte le varianti, con contorno di insalata mista.    Per 2 dollari ti porti via un piatto caldo, inclusa una bibita, e, seduto ad uno dei differenti sgabelli/sedie del ristorante, mangi con avidità il tutto, senza fare caso se il tavolo è pulito o no, e senza togliere gli occhi di dosso agli autisti che, anche loro, si concedono un meritato pasto.   E dopo una mezz’ora di sosta ristoratrice, il bus si rimette in viaggio, continuamente scende e sale, il paesaggio và leggermente cambiando, tanta e tanta la  ricca vegetazione che ci accompagna, fitte foreste e campi ricchi di tutti i tipi di frutti si propongono, colline che diventano improvvisamente pseudo monti, a scorci di vallate spettacolari che mostrano per brevi momenti abbondanti fiumi di acque giallastre, e, nuvole che minacciano di scaricare...   Arrivati in quella che sembra una pianura, la strada si immette in un’altra a 4 corsie, l’illusione di poter finalmente correre e giungere alla meta in poco tempo, viene naufragata dal passaggio continuamente nei paesi / cittadine, con la continua varietà umana, ci abituiamo rapidamente a capire che le ore si accumuleranno alle ore..., e la strada continuamente si allarga per poi rapidamente restringersi, sorpassi impossibili tra giganti affannati a salire ripide curve che continuamente nascondono altri mezzi che incrociano con la normalità di sapere che ad ogni curva la fretta nasconde altri pazzi al volante...   E finalmente, arriviamo nella caotica città di Esmeralda, capoluogo di provincia, dove il petrolio è parte integrante del paesaggio e fonte di guadagni, e dove giganteschi cartelloni pubblicitari ti ricordano che “il pertolio è il nostro amico”...   Ed infine, dopo 8 ore di viaggio (non ne posso più!), arriviamo all’agglomerato / futura città turistica di, Tonsupa, dove, traballante ma contento, scendo dal bus, insieme a una nutrita schiera di viaggiatori...
Napaykuy...Esmeralda, Napaykuy...Tonsupa