sábado, 19 de octubre de 2013

Tunisia, Tunisi

Sono qui, nella stazioncina di Sidi Messaoud (...è una fermata della linea metropolitana, elettrificata, che collega il litorale del Sahel, nella costa ovest della Tunisia...), ed ho appena salutato il carissimo amico Claudio che, insieme a Tatiana, sua sorella (i due, romani... de’ Roma) mi hanno ospitato nella casa delle vacanze che hanno in affitto a, Mahdia, antica, solare e mediterranea cittadina, a 200 Km da Tunisi...  L’attesa del treno per Monastir si fá meno pesante grazie alla generosa pensilina che accoglie i clienti, in effetti non fà nemmeno tanto caldo, e, poco a poco, mano a mano che si avvicina l’ora dell’arrivo del mezzo, sempre più gente si unisce, ed io, con la memoria, ritorno indietro, quasi a una settimana e mezzo prima, giusto al giorno del mio arrivo nella capitale, Tunisi, dove ho incominciato il viaggio alla scoperta di questo Paese...                                                                                                                                                        
Tunisi

L’aereo della Tunisair, la Compagnia aerea che collega tante cittá europee alla capitale, Tunisi, dopo un tranquillo volo di meno di 2 ore, plana nella notturna città del paese arabo.  L’equipaggio, due uomini e due donne (giusto la seconda, forse per equilibrare uno “scompenso” di grasso dei tre colleghi..., è assolutamentee in linea perfetta, oltre a mostrare con sicurezza una naturale e generosa bellezza...), ci saluta distrattamente mentre abbandoniamo l’aereo parcheggiato.   Mi faccio coraggio pensando alle istruzioni ricevute dai miei amici, una volta uscito dall’area raccolta bagagli, ritirare dal bancomat i Dinari (la moneta locale), e comprare una scheda telefonica della Compagnia “Tunisiana”, e, tutto felice, prendere un taxi per farmi portare all’hotel (prenotato su booking.com).   Ma, come al solito, non sempre le cose sono come le vorremmo...  Il primo “bancomat” non funzionava e, il secondo non mi voleva ascoltare..., per cui, l’unico era cambiare gli Euro portati da casa.   Guardandomi attorno, pochi gli sportelli di cambio valuta aperti, e per ognuno, lunghe file di gente assonnata e annoiata, per cui, fatta la scelta, mi metto in una fila, e, 10 minuti dopo, il cassiere di servizio ci annuncia che chiude senza tanti complimenti per cui, cambio di fila, e nuova coda...   Finchè, disperato, provo ad un bancomat mezzo nascosto e...bingo! funziona!   Per cui, ritirati 200 Dinari (meno di 100 Euro),e comprata facilmente la scheda con un numero della compagnia telefonica tunisina (questo è stato facile...), vado al parcheggio dei taxi....  Le abitudini...   Si suppone che, il primo dei taxi in fila sia quello autorizzato... qui non è cosi`, dopo avere iniziato la contrattazione sul prezzo (dimenticavo di dire, se ti sparano 30...fai la controproposta...), e mentre agevolmente il tizio tira fuori dall’auto il cartello “TAXI... da collocare sul tetto dell’auto gialla, un altro individuo ed un altro ancora... si presentano a urla (almeno a me sembrava...), tra di loro, quasi delle scenate di gelosia tra innamorati delusi...   Ed io, per tagliar corto, e, non conoscendo la lingua araba..., mi affido a quello che offriva meno (per 15 Dinari, detto in lingua francese/italiana).   Arrivati all’hotel nell’Avenue Habib Bourguiba (il primo presidente della repubblica tunisina, quando la Francia finalmente diede l’indipendenza nel 1956), e, dopo avergli lasciato quasi tutto il resto (...non aveva il cambio...), mi infilo finalmente al sicuro, nell’hotel Carlton (di vecchie memorie...tutt’ora in fase di ammodernamento) per 43 Euro a notte, colazione inclusa.  E, per chiudere in bellezza, breve passeggiata, poi, nei dintorni, con il giusto premio di un gigantesco e gustoso gelato!! 
La Tunisia mantiene tutto l’anno la stesso orario (non esiste insomma, il cambio come da noi, inverno/estate), per cui, alle 5 già splende un caldo sole invitandoti a vivere!!!  E, senza tanti complimenti, dopo una triste colazione (le petit dejeneur...dell’hotel Carlton...), decido di conoscere la mitica Cartagine (cioè, i resti...) e Sidi Bou Said!   Armato quindi di macchina fotografica e di cellulare,  dribblando l’intenso traffico (non fatevi illusioni, è una giungla,  vige la legge del più forte...nemmeno le striscie pedonali servono, sempre che le trovi...) mi dirigo alla stazione della linea TGM.  E`questa una metropolitana che collega la capitale a “La Marsa”, passando per una stretta striscia di terra tra i laghi di Tunisi (acqua salata e poco profonda), con fermate storiche, come il vecchio aereoporto, di antica memoria, oramai diventato un altrettanto vecchio e polveroso sobborgo della capitale.  I treni che coprono il servizio sono vecchi e decrepiti, ma funzionano..., ogni 15 minuti ne passa uno, e alla mancanza di comfort, dei consunti ventilatori appesi al soffitto, cercano di alleviare almeno  il caldo, ai passeggeri che affollano le carrozze.   E`comunque un piacere condividere gli spazi, sentirmi uno qualsiasi e non un turista (si fà per dire...lo sono...non capisco quello che dicono...), osservare e annotare gli usi e costumi della gente di qui.   Una coppia di giovani, seduti di fronte a me, discutono di chissà cosa (io mi immagino i dialoghi...alla fine la vita è uguale dappertutto...amori, dissensi, tradimenti, cosa hai fatto oggi, che facciamo stasera...).   Lei, in un completo sui toni arancione, con fazzoletto che le copre i capelli e le forma come il viso ovale, serio e deciso, si capisce che è schietta, controllatrice, fiduciosa...sospettosa...insomma, conosce il suo ragazzo...                                                               E lui, magro, belloccio (ricorda uno dei personaggi dei film del dopoguerra...), denunciante una voglia di vivere la sua propria vita...(anche fuori del rapporto con lei...), ma al tempo stesso, conciliante e sottomesso, ogni tanto... (il minimo indispensabile per non creare sospetti...), insomma, una bella coppietta, classica, come tante nel mondo.   Fuori dai finestrini (consunti, sporchi, come tutto l’interno della carrozza), scorre il paesaggio che presenta continuamente quello che poi si vedrà per tutto il mio viaggio in questa terra tunisina, sia nella campagna che nelle citta e i paesi... buste, sacchetti, cartacce, piccole e grandi... bottiglie di plastica di tutte le dimensioni, un paesaggio desolante che sembra accettato e fatto proprio da tutti gli abitanti di questo paese, convivere con l’immondezza!...                                                                                                                                                      
Salam...coppietta tunisina...salamelek...monnezza che vola e vá...










viernes, 11 de octubre de 2013

GIBILTERRA


Da vari secoli, continua, la disputa tra la Corona spagnola e la Corona britannica, su un piccolo pezzo di terra (che più che altro non è che un, enorme, pezzo di roccia...), tema del contenzioso: La colonia chiamata, Gibilterra!         
     
A bordo della mia piccola Seicento percorro i quasi 100 chilometri, dalla citta di Torremolinos (città costruita agli albori della rivoluzione “palazzinara” che travolse le coste spagnole..., negli anni 60’), a Gibilterra.   Ê la seconda volta in poco tempo che vado a visitare questo minuscolo “paradiso fiscale” e turistico, accompagnando un amico desideroso di conoscere il mitico “Pennone” .   Ho accettato volentieri a fargli da guida, per il piacere di ritrovare quel piccolo angolo inglese giusto a sud della Spagna..., da cui prende il nome lo stesso stretto (di Gibilterra, appunto!), di fronte alle coste del Marocco.    Percorrendo l’autostrada A 7 (più che altro è una strada locale a 4 corsie, trafficatissima, che collega le città della costa occidentale spagnola), è un continuo entrare ed uscire dai  centri urbani, un lungo serpentone di costruzioni, di tutti i tipi e disegni, con il verde degli alberi, che interrompe ogni tanto la monotonia del cemento (tutte queste urbanizzazioni sono in generale bene organizzate, per l’accoglienza del turista, per dare e per ricevere..., non solamente nei mesi estivi, questa è la Spagna!).    Arrivati nella città di, La Linea de la Concepcion, confinante con la britannica Gibilterra (in poche parole, La Linea è un “paletto”, fatto costruire e sviluppare in direzione della colonia inglese, dal dittatore Franco, per bloccare il desiderio espansionistico gibiltaregno..., oggi mi prendo un pezzo di terra, domani un altro...).   Però, al di là del “paletto”, se uno ci ragiona sù, capisce che alla fine dei conti, una città (La linea) e l’altra (Gibilterra) possono convivere pacificamente, perchè (anche se i detrattori spagnoli sono tanti..., accecati dal grido di: “Gibilterra spagnola!”) la convivenza economica serve a tutti quanti, generando turismo tutto l’anno.   Ed è altrettanto curioso, confrontando le mappe antiche, a quelle di oggi, come gli spagnoli, si siano fatti mangiare pezzi interi di terreno, senza che nessuno se ne accorgesse.  Fatto ecclatante, l’antica, “terra di nessuno” di un tempo, che è diventata a tutti gli effetti l’aereoporto di Gibilterra!!   Con una bella aereostazione (piu`in zona spagnola che inglese...), e la pista d’atterraggio, che taglia il passaggio della strada che conduce alla colonia, con tanto di striscie pedonali e semafori, per fermare il flusso del traffico, quando un aereo atterra, o decolla!   E noi, lasciata l’auto in un parcheggio a pagamento (Euro 10 per 7 ore di sosta), nell’area spagnola..., ci mettiamo in coda, documento alla mano, per entrare finalmente nella mini, Great Britain.   E`curioso osservare come la circolazione delle auto è con viabilità a destra (non a sinistra, come nella maggior parte dei paesi anglosassoni), sicuramente perchè è talmente piccola la colonia, che non è valsa la pena cambiare il senso di marcia (o, magari, per evitare incidenti di traffico: venivo dalla Spagna, no, io venivo da Gilterra, ma ne sei sicuro..., ecc...).  Abbiamo deciso di prendere il bus urbano che ci porterà al centro (è un modo di dire, a poche centinaia di metri dalla pista dell’aereoporto, già è centro città...).  Infatti, in pochi minuti siamo arrivati a Corral Road, capolinea del bus. Di fronte a noi, nuovi ed eleganti (e cari) edifici, dichiarano l’avanzamento sul mare di Gibilterra (non per un fatto naturale...hanno semplicemente riempito di terra e sassi, centinaia e centinaia di metri quadrati, in quello che un tempo era mare).   La nuova urbanizzazione di fatto ha cancellato il vecchio porto, che era di fronte all’antica fortezza.  Bene, nel piccolo piazzale dove si ferma il bus, una porta d’entrata alla cittadella, ci permette di entrare ritrovandoci subito in una piazza (Casemates Square, lo dice la parola, era una fortezza militare...), che oggi è una specie di Centro commerciale all’aria aperta, ristoranti di fast food colorano quella che un tempo era una piazza austera, abitata da militari.   Continuamo la passeggiata turistica inoltrandoci sulla Main Street, cioè, sulla strada principale.  Negozi di, cambio moneta, vendita di tabacco, gioiellerie, vendita di tabacco, liquori, vendita di tabacco, ristorantini, vendita di tabacco, bar..., ci accolgono dandoci il difficile compito di individuare gli angoli e le architetture della vecchia città, invasa dal compra e vattene (perchè qui, è tutto caro!, che fai, ci lasci lo stipendio?).  Da vedere, il palazzotto del Governo (coperto, perchè in restauro), e alcune chiese, che lottano, per ricordare al turista, che questa piccola città ha un passato.   Arriviamo in poco tempo alla fine della Main Street (sarà 1.500 metri, più o meno, dall’inizio alla fine), e un delizioso giardinetto ci invita ad una sosta (gratis!), e da li, ripresa la passeggiata, arriviamo alla costruzione da cui parte la funivia che porta al “pennone”, alla cima del monte (426 metri s.l.d.mare).   Tappa obbligatoria, ma senz’altro piacevole e spettacolare, la visita del cucuzzolo, con l’immancabile compagnia dei macachi (si dice che, Gibilterra sarà inglese fintanto che viva lì, la colonia di macachi).  Importante (e te lo ripetono anche dentro la cabina che ti porta in alto), mai avere con tè buste con roba da mangiare, e, se le hai, lasciale da parte perchè i cari animali, possono diventare violenti per rubartele..., e, non scherzano...per cui, occhio e tranquillità!).  Dall’alto del monte è un piacere dare un’occhiata qui e là, da una parte si può vedere la costa del Marocco e la città spagnola di Ceuta, dall’altra parte, a un tiro di schioppo, la città di Algeciras, all’altro lato del golfo.  Da osservare, i resti dell’antico sistema che si usava per raccogliere le acque, nel lato orientale, in quella che è la parte meno turistica della colonia (adesso usano l’acqua del mare per i servizi igienici, e un dissalatore per il resto).   Salutati i macachi, presi dal lavoro di spulciarsi, uno all’altro, e ripresa la funivia (se si vuole, si può salire o scendere a piedi, gratis...), ritorniamo sulla Main Street, per acquistare una stecca di... sigarette! (esenti da IVA).  Seguendo il flusso dei turisti, abbandoniamo la Colonia (qui, tutti sanno parlare lo spagnolo...anzi, accento, andaluso..., holè!), e questa volta, a piedi (una bella passeggiata), attraversando la pista dell’aereoporto (divertente, ma dove ti permettono di farlo, sennò?) ritorniamo alla Linea (la maggior parte degli impiegati che lavorano qui, e lo stesso governatore di Gibilterra, hanno casa in Spagna...), ed io, rivolgendo un’ultimo sguardo al “pennone”che, ancora oggi, è capace di risvegliare asti antichi (giusto per poco tempo...), e, tutto per che cosa? Per un “grosso, enorme, pezzo di roccia”!
By By 
Gibraltar, 
Hasta luego Gibraltar!                                                                                                                                                   PS In aereo puoi arrivare a Gibilterra solamente dalla Gran Bretagna, o da altri paesi, ma, mai dalla Spagna...
















domingo, 14 de julio de 2013

Lisboa!

                Lisboa!                        

Non mi ricordo quante volte sono venuto a Lisbona, ma ogni occasione è per me un vero piacere, per ritornare e godere, nel gironzolare per la città, i suoi angoli nascosti, la vita di tutti i giorni e la semplice ospitalità della gente di questa terra lusa.                E questa volta, nella “Moreria”, uno dei più antichi quartieri della cittá che si salvo`dal terremoto del 1755 (che praticamente rase al suolo quasi tutta la città), abbiamo affittato, ad un giovane pittore giramondo,  un piccolo appartamento, per i nostri giorni di permanenza a Lisboa.   Composta da tre stanze, la casa è al secondo piano (per arrivarci, strette scale rigorosamente in legno, con sistema "meccanico", a catena, per l'apertura "a distanza" del portone...), in un vecchio complesso di case dei primi anni del '900 (dal nome Villa Luz Pereira), sull'alto della collina (incluso nel prezzo...uno splendido panorama!).      L'edificio (con pianta ad "U") ha una serie di ballatoi che si affacciano su un cortile, che è al tempo stesso la facciata principale e che dà ad una stretta stradina.   A destra della strada, ripide scalinate portano alla parte bassa del quartiere, mentre, a sinistra, una stradina  sfocia su altre ripide stradine mozzafiato, con negozi e negozietti, alcuni aperti ed altri chiusi da tempo..., e, costante, il segno del degrado...    E, una volta sistemati, per godere della luce del sole che volge al tramonto, usciamo dalla casa con l'intenzione di andare a cenare in un ristorante casareccio, consigliatoci dalla nostra amica Lynn, situato in una vecchia cantina.   Gironzolando piacevolmente per le vecchie strade, qui e là, le facciate delle case mostrano con disinvoltura i caratteristici “azulejos” (mattonelle, dipinte con disegni dalle tante tonalità, che rivestono vecchi, nuovi, grandi e piccoli palazzi).    Gli edifici con gli azulejos, sparsi nelle colline che fanno da corollario al centro della città, si offrono al visitante insieme a spettacolari vedute, che ci consentono di godere della vista di questa elegante urbe.    Tra edifici in rovina ed altri freschi di restauro, locali di ritrovo all'interno di antichi edifici una volta diroccati... (un successo del momento a Lisboa, entri e sali, magari al primo piano e li, ti trovi un ristorante nelle stanze di un antico palazzotto), finalmente incontriamo il locale che ci accoglie con la sua aria da osteria di un tempo, invitandoci a scendere i pochi  gradini.   Sembra una grande cucina, con le mattonelle bianche che ricoprono i muri, vari televisori trasmettono una partita di calcio (che si fá per non perdere i clienti...), tutti i tavoli sono occupati da clienti allegri e vocianti e consumando le pietanze preparate da abili cuochi, in un’atmosfera decisamente familiare (insieme al fumo delle sigarette che, qui, è tollerato...).     Piatti cucinati con tutti i sacri crismi (è tipico, in Portogallo, ogni portata è talmente abbondante che molto spesso non si riesce a finirla...), dal pesce alla carne, con contorni semplici e saporiti, patate o broccoli, verdure belle da ammirare e gustose da assaporare, e, da non perdere, il piatto principe, il “baccala”, il tutto dai prezzi incredibilmente economici..    E, dopo un'abbondante mangiata (abbiamo dovuto aspettare...bevendo varie birre...ma ne è valsa la pena...), e una notte ristoratrice, una nuova radiosa giornata ci accoglie.    La ”città bianca” (cosi é conosciuta Lisboa, per la luce particolare che illumina le strade e le piazze, un gioco creato dalle tonalità dei colori delle case, i tetti arancionati, il grande estuario del fiume Tajo e l'aria proveniente dall'oceano, a pochi chilometri di distanza), si mostra ancora una volta per essere ammirata.   E noi, volentieri , ci mettiamo in marcia, armati di macchina fotografica, e,  non prima di avere consumato un profumato caffè, accompagnato da una saporita pastarella, in uno degli innumerevoli e animati caffè della "praza de Figueira".   Su suggeriento della nostra amica, nel Largo Martim Moniz ci mettiamo in fila, insieme ad una nutrita schiera di turisti e lisbonesi, per prendere il piccolo tram giallo della linea 28 che unisce le colline, la Alfama, con il castello di Sao Jorge, la cattedrale ed il Pantheon, al, Chiado (con la sua elegante zona commerciale ).    Vanto e divertimento dei turisti, i vecchi mezzi elettrici, coprono i percorsi delle centenarie linee di trasporto pubblico, circolando per le piccole e strette strade dei quartieri della città vecchia, in un sali-scendi mozzafiato, mettendo a dura prova i forti motori e i freni dei mezzi, vecchie glorie mantenute in vita per il piacere dei turisti e la comodità dei residenti, con gli arredamenti d’epoca curati, finestrini e sedili in legno, e una simpatica e squisita gentilezza dei conducenti.    E`un ritornare indietro nel tempo, ai nostri occhi, la città si mostra nella sua vita giornaliera, come il set di un vecchio film, edifici con eleganti decorazioni, altri, mezzo in rovina, che aspettano da tempo immemorabile, la mano di un restauro “urgente”.   Piazze e piazzette si propongono ai nostri occhi, antichi negozietti  che espongono  vecchie mercanzie...,  insieme alle innumerevoli caffetterie - pasticcerie, vanto cittadino, dandoci la voglia, ad ogni fermata del tram, di scendere per andare a scoprire direttamente da vicino, e con calma, e godere della storia nascosta ad ogni angolo della cittá.   La linea del tram 28, nel suo percorso, scendendo dalla collina dell'Alfama,  entra nell'elegante scenario dei sontuosi  palazzi della Baixa (in pianura), il quartiere fatto costruire dal marchese di Pombal, che, subito dopo il terremoto del 1755, disegnò la nuova Lisboa.   Larghe strade (che oggi in parte sono chiuse al traffico dei veicoli, per la gioia dei pedoni) confluiscono nell'elegante “praca do Comercio”, il salotto che si affaccia, come un grande balcone, sull’estuario del fiume Tejo, metà fiume, metá mare...    E, dopo un piacevole viaggio, il tram finisce la sua corsa nel piazzale del Cimitero Monumentale che ospita le memorie della vita di un tempo...     Nel silenzioso testimone, immerso nel verde degli alberi, tanti i turisti che, come noi, cercano nomi legati alla storia del Portogallo.   Nella tranquilla passeggiata ci imbattiamo anche su personaggi della città, non noti a noi, un tempo sicuramente facoltosi, che, anche nella pace eterna, i vivi, hanno voluto illustrare nelle presuntuose e pompose strutture artistiche, un potere oramai inutile...    La passeggiata ci riporta all'ingresso del cimitero, e, seguendo il percorso delle rotaie del tram, torniamo a piedi verso il centro della città, e, tra le tante strade che incrociamo, le piazze e piazzette, decidiamo di fermarci per pranzare in un'osteria dal nome, " Imperial da Estrela".    Caspita, a prima vista l'nterno del locale non sembra dei migliori..., ma, tentiamo la sorte, convinti che qui si mangerà bene, accolti dal ristoratore che ci accoglie come amici di sempre.    Non molti i piatti proposti, ma tutti sicuramente ottimi da gustare, e, tra un bicchiere di "Vino Verdhe" e un assaggio di un gustoso pane, in attesa delle pietanze scelte, osserviamo la clientela che anima il locale.  Dà l'impressione che siano tutti abitudinari del ristorante, come se fosse una grande casa per gli amici e i vicini di casa.   Da, chi legge con interesse e commenta a voce alta gli articoli del giornale, alla vecchietta che arriva stanca e desiderosa di chiacchierare (e trova assolutamente tanti che contraccambiano...).    Un mondo fermo nel tempo, la vita del quartiere che continua ogni giorno in maniera uguale, senza cambiamenti, un'umanità ricca e desiderosa di scambi di affetto, senza richiedere nulla in cambio...    A chiusura del pasto, consumato un delizioso caffè, riprendiamo la passeggiata godendo delle vedute improvvise che si presentano ai nostri occhi, mentre un piacevole vento ci rinfresca animandoci a continuare la passeggiata.    Lisboa ci ricorda, disinvoltamente, ogni tanto, quanto, un tempo passato, sia stata la capitale di un grande Impero..., non vergognandosi dello stato di decadenza che vive da tempo immemore.    Peró, grazie a questo, nasce il piacere di  visitarla, e di ritornare, scoprendo ogni volta il passato che non si nasconde ma si propone, come, per esempio, ricordando la tragedia del devastante incendio del 1959 che quasi distrusse completamente la Igresia de Sao Domingo, che accoglie oggi il fedele ed il visitante mostrando le sue ferite di allora, come monito, forse, per ricordare la forza della natura e la debolezza dell'essere umano.    E, mentre la notte scende lentamente, spegnendo poco a poco la particolare luce che illumina la città, un immaginario sipario si chiude, dichiarando concluso il giorno.    E noi, innamorati dichiarati di questa cittá, gustiamo con soddisfazione l'essere qui, e assaporare con gusto, il piacere che questa nuova visita a Lisboa, ci ha dato...

Até logo... amigos lusi, ...até logo...LISBOA!     





















                            


sábado, 8 de junio de 2013

In viaggio per LISBOA (in italiano, LISBONA)


In viaggio per LISBOA (in italiano, LISBONA)
Alle 8,45, con 45 minuti di ritardo su una tabella (ipotetica e immaginaria...) di marcia, la Seat Ibiza color bleu metallizzato, di Francesca e Moreno (due cari amici sardi, + Fabio, il loro piccolino) che, grazie ad un “baratto” (uno scambio), la mia Fiat Seicento contro la loro, ci mettiamo in marcia.     Ed alle 8,45, come dicevo, i tre magnifici ( siamo, io, Dimitri e Felix) amici, ci mettiamo in viaggio con la precisa intenzione di raggiungere, per passarvi 3 giorni di vacanza, la capitale del Portogallo, Lisbona!    Dimenticavo, la partenza si effettua da Madrid, altra capitale, però del paese spagnolo, dove, da molti anni risiedo (anche un “viaggiatore qualsiasi” da qualche parte dovrà pure avere una residenza ufficiale...).    La giornata è ideale per viaggiare, un sole splendente dichiara finito l’inverno-primavera,  e iniziato un’estate che si preannuncia...al fuoco vivo..., lasciamo la città con il suo traffico di tutti i giorni, sereni e contenti di iniziare una nuova avventura (in tutti i sensi, speriamo che la Seat...regga al viaggio...).   Fatto rifornimento di jamon serrano  (il famoso e tipico, prosciutto spagnolo), due sfilatini di pane, pomodori,  mele, e 1 coltello (a serramanico, il famoso “pattadese” sardo...), viaggiamo sull’autostrada A 5 con la prima sosta prevista, la città di TRUJILLO, nella Regione di Estremadura.   E per il viaggio, non può mancare la musica...ed essendo l’auto del 1995, ci siamo dovuti armare di una collezione di “audio cassette”, recuperate qui e lá dai vari amici..., e, tra un sempre attuale Lucio Dalla e una splendida Mina..., ci accorgiamo che la datata automobile riserva la sorpresa di avere ancora un motore eccellente e che, se non la controlli, passa agilmente oltre i 120 chilometri permessi dai cartelli (stradali)...    E a 170 chilometri da Madrid, una prima sosta “tecnica” in un’area di servizio, in uno dei tipici ristoranti / bar che ancora si incontrano in Spagna, tenace e romantica dichiarazione di indipendenza dai super-attrezzati auto-grill (che negli anni si sono, e si diffondono sulle autostrade europee), e che propone tutte le delizie locali, con il gusto di ritrovarsi tra amici.   E in questa prima sosta, aperto il cofano posteriore dell’auto, ci dedichiamo al rifornimento personale... grazie al prosciutto che ci delizia con il suo forte sapore, insieme a fette di saporiti pomodori, il tutto accolto in un fragrante e profumato pane...    Bene, a pochi chilometri ci aspetta Trujillo, per cui, ripresa l’autostrada e realizzato il cambio / conduttore, in poco tempo, arriviamo nell’antica città di Turgalium,  trasformato il nome poi in, “Torgiela” nel secolo X, dagli arabi,  nominata  “Truxellum” nel 1232 dal re Ferdinando III..., per arrivare ai giorni nosti come Trujillo...   Parcheggiata l’auto, ci inoltriamo nelle viuzze diretti verso il castello del secolo IX, costruito originalmente dagli arabi, nel punto più alto della valle, conosciuto come “cabeza del zorro” (testa della volpe), e , prima ancora di raggiungere le mura, la piazza del comune ci sorprende con la sua bellezza, un vero e proprio set cinematografico naturale, la “storia” ci accoglie  tra gli eleganti e sontuosi palazzi, l’imponente chiesa del XV secolo di, Santa Maria Maggiore, e le caseche fanno da decorazione secondaria, ma pur sempre bella.  La vista si perde, soffermandosi qui e lá, invitandoti a passeggiare nell’ampio spazio.   La città, conosciuta per avere dato i natali al conquistatore Francisco Pizzarro, merita decisamente una visita e una sosta in uno dei tanti caffè che si affacciano nella piazza.   Ripreso il viaggio,  viaggiamo rapidamente, e grazie al poco traffico che circola nella A 5, e, in meno di un'ora, arriviamo nell’antica città di Merida, dichiarata “Patrimonio dell’umanitá” dall’Unesco, nel 1993.   Fondata nel 25 A.C. dai romani, col nome di Augusta Emerita, la città mostra i suoi gioielli,  eredità di Ottavio Augusto, quali, la casa del Mitreo, il columbarius o il circo, il ponte sul fiume Guadiana ma, sopratutto, conserva l’anfiteatro e un bel teatro (ogni estate si svolge qui uno dei più importanti Festival di teatro), che colpisce il visitatore per la sua struttura ben conservata.   Da non perdere la visita al Museo Nazionale d’Arte Romana, disegnato da Rafael Moneo, che mostra la vita che si svolgeva nell’urbe, importante testimanianza che, completa la proposta culturale che la città offre al turista.  Bene, è già pomeriggio inoltrato quando ci rimettiamo in auto, rifocillati da un pranzo “turistico” (classica "fregatura"), e diretti questa volta senza altre soste, a Lisboa, la lancetta del gasolio dimostra che abbiamo ancora una buona autonomia, e, dopo un’altra ora di viaggio, lasciata alle spalle la cittá di Badajoz (stà a pochi chilometri dal confine con il Portogallo), entriamo nel Paese luso senza nessun segno di posto di controllo di frontiera, ci accorgiamo che siamo entrati in Portogallo semplicemente dai segnali stradali che cambiano lingua..., niente di più!    Oramai i 200 chilometri scarsi che ci separano dalla capitale portoghese li percorriamo facilmente e comodamente, accolti dalle larghe carreggiate dell’autostrada (a pedaggio...), costruita quando ancora circolavano i soldi...,  in questo Paese che da anni soffre una delle peggiori crisi economiche.   Il paesaggio, ricco di vegetazione, ci mostra dolci colline che nascondono ogni tanto bianchi paesetti,  lontani alla nostra vista, ed ogni tanto ci supera una macchina nel poco traffico che circola per l’autostrada, e, con il fresco della serata,  finalmente, la grande urbe si propone,  con la spettacolare visione della città di Liboa, che si mostra tranquilla dall’altra parte del fiume Tago, con il suo intrecciarsi di autostrade, e finalmente il rosso ponte del “25 Aprile” ( in ricordo alla “Rivoluzione dei garofani”, anticamente, “Salazar”, il nome del dittatore del cosiddetto “Estado novo”...).   Oramai il nostro viaggio volge al termine, ci aspetta Lynn, un’amica di, Costa Rica, per accompagnarci alla casa che abbiamo riservato, in uno dei quartieri più antichi della capitale, il “Mouraria”, mentre il sole, che ci ha accompagnato per tutto il nostro viaggio, inizia a ricordarci che, anche per oggi, la vita ci ha regalato un bel ricordo da annotare nel proprio libro personale, per il futuro...                                                                                                                                                                                                                       Até logo... amici del viaggio...